domenica 7 aprile 2019

VOGLIA DI SILENZIO..

Sentimento che esplode
la voglia di silenzio,
malinconico acume d'ispirazione
che se ne va annebbiato
tra il presto e la sera nello smog
che esala dai lati del mondo.
Un lago azzurro
con sottofondo stagnante
di alghe al silenzio notturo,
in voci-sussuri-sospiri plasmanti
l'eco richiamo alla calma.
Pace, inerte guarda stupita,
un divagare lontano
immergersi nel fruscio-onda
con il suo sciabordio solitario
che risuona costante
una nenia tranquilla..
Leali Marusca
#LealiMarusca

Dicembre 2018, presso la bellissima Galleria Ab/Arte a Brescia ad ammirare le opere uniche dell'amico William Giuseppe Vezzoli a cui dedico questa poesia nata attraverso lo sguardo profondo di uno dei suoi quadri.
ANDARE VIA
Altrove un infinito suolo pioggia
in movimento adagio, continuo
andando verso un luogo selvaggio,
lontano
in un posto di stagioni
nella notte sola che guarda da vicino
i viaggiatori.
Bolla di vento feroce
divaga piano un attimo sospeso in partenza,
Vuoto che evade e impulso completo
di andare lontano, via in solstizio di vita
in interno viaggio d'un timido
imbarco di Sole.
Un suolo spazioso, immenso
in un baleno che infonde implosione
aleggiando sussurri di vele.
Leali Marusca.
Accompagnato a questo quadro ci vedrei bene altri suoi due stupendi e cioè CHIUSO PER FERIE, e poi LA MACCHIA GIALLA,
quindi un
Andare Via,
ciao,
Chiuso per Ferie,
volo verso
La Macchia Gialla,
un Astro nascente
nel buio cobalto
d'un androne.
Grazie William..
BLU COSMO
Un blu cosmo delicato
in notte profonda, fredda-nebbia
trasparente odorosa,
nel manto che avvolge
un Natale tirato,
di lotte e silenzio,
di pace-rancore.
Un movimento lento di vuoto
che s'arrampica nella torre
tacendola di melodie ridondanti,
di nenie eloquenti che svegliano
un blu notte di sonno.
L'inquietudine d'un giorno che passa
e affievolisce il sentore
di rugiada che cade dal fiore,
sfibrandosi in un piccolo germoglio di luce
che affiora e contorna nel verde gelo di brina.
Sortilegio strano la poesia,
dove rugiada e gelo coesistono
in un unico istante,
come per incanto-magia
che evapora lieve in una spira di fil di fiato.
Leali Marusca
#LealiMarusca
SOGNI E MAGIE

A pochi giorni dal compleanno di Germano, pensavo che avrei avuto incubi o miraggi di lui, della sua mancanza ed invece sei venuto tu…..
Stanotte ti ho sognato, ti baciavo tutto, quanto ero felice nel vederti apparire e solare abbracciarmi e trattarmi nella tua usuale maniera.
Ti sarei voluta entrare dento, nella tua armonia, nelle tue vibranti vibrazioni ed insieme siamo stati ai piedi di una montagna, rilucente, bianca di neve, selvaggia-intatta di purezza e poi, quell’enorme ammasso candido si è staccato dal suo orizzonte verticale, scivolando in un boato eterno e noi, come solo nei sogni capita, ci trovammo appesi a quella parete guardando nel vuoto perpendicolare e io mi chiedevo dove fosse andata l’altra persona che ci accompagnava in questa spedizione e tu mi dicesti, con tono tranquillo, sereno, duro: è troppo profondo, è andata giù, noi proseguiamo, ed ho capito il rischio e la sfida tra la vita e la morte che uno scalatore è pronto a fare, che un uomo vuole provare sulla propria pelle per sentirsi vivo..
atteggiamenti differenti, 
ma ognuno ha ragione di vivere come meglio crede e poi, di nuovo per strada, abbracciati, io non ti lasciavo andare, piangevo come una bambina di felicità, mi crogiolavo fra le tue braccia, rivolevo entrarti dentro e sentirti vivo, volevo che tu fossi eterno e mi dicevo che Bello…..è tornato, la realtà è questa e io non ti lascio andare più e ti entravo dentro, nella tua pelle, annusando il tuo profumo, nutrendomi del tuo sorriso, volendoti bene come ai fratelli se ne vuole, sangue diverso, amore uguale, un lungo viaggio d’andata, un viaggio lungo il tuo corpo che forse stanotte è venuto a salutarmi.
Poi evaporasti e sempre come nei sogni, mi trovai nella casa dei tuoi, diversa, ma erano loro e io che dicevo che ti avevo visto e loro che mi guardavano con compassione e mi facevano tornare coi piedi per terra, su questa maledetta terra che mi obbliga a soffrire di nostalgia, un puro sentimento vitale perché altrimenti non si capirebbe la gioia e così, uscii e non ti trovai ad aspettarmi e piansi la cruda verità.
Forse la Montagna dove ci siamo ritrovati stanotte per mano era questa, ‘il Gauri Sankar, (in nepalese गौरी शंकर, derivato dal Sanscrito La Dea e il Suo Consorte) cit. da Wikipedia’, montagna femminile che ha dato il nome alla casa orfanotrofio dove davo o meglio, dove mi davano sostegno in Nepal.

L'immagine può contenere: montagna, cielo, spazio all'aperto e natura
Grazie a tutte le persone che ieri sono venute a passare la Festa della Donna con me, Daniela Bianchi e Alexandra Stradella, Sara Bergamini che senza di lei le serate non sarebbero così perfette e ben preparate e Zefferino, anche se protagonista maschile ma di rilievo perché ha omaggiato le donne con il suo regalo d'artista di un giallo Mimosa trasformato in dolce delizia di Rosa, Regina tra i fiori e miglior apprezzamento per una Donna..
É stata una serata lieve e intensa, grazie per l'ascolto la pazienza e gli applausi.
Vi lascio ciò che io e Franco Gobbetti ci siamo detti, nonostante non fossimo insieme ieri fisicamente, le nostre anime continuano a viaggiare simbiontiche..
Così lui scrive 
"Ciao amica mia. Buongiorno mia cara ragazza e signora, sereno tempo a te, ricordando questa giornata particolare. Scusandomi per il ritardo, vorrei comunque rinnovare un mio personale sentimento di rispetto e solidarietà che, in questa ricorrenza, mi sta particolarmente a cuore, con intenzione sincera e leale. Desidererei veramente che la donna potesse vivere serenamente il suo equilibrio con l'animo in pace e pure con il corpo, esente da offese o violenze che ancora la vedono, purtroppo, vergognoso e indegno oggetto e soggetto di sofferenza. Lo so che non basta lo spirito, purtroppo non basta mai, ma credo che un un’attiva intenzione, un fattivo pensiero, buono e sentito, unito all’impegno reale e al senso di giustizia e dignità che, ogni uomo dovrebbe sentire e manifestare concretamente, potrebbero perlomeno migliorare notevolmente le umane cose...Ciao, mia compagna di ventura, augurandoti serenità, buona sorte e anche buona fortuna che non guasta mai. Così sentivo e così mi sento di dirti…"
Franco Gobetti
Così io rispondo
"É un pensiero che mi tocca l'anima, siamo uniti nel rispetto e nell'animo di saperci protettori e amanti delle donne.
Stasera ho parlato molto di te, del nostro incontro, del tuo aiuto, del tuo costante insegnamento e ho letto Mutandine, dedicandotela, raccontando l'episodio, tutto, della sua storia, del tuo iniziarmi alla scrittura anche erotica al tuo darmi coraggio e insegnarmi che la scrittura, la poesia può avere infiniti contenuti.
É stato bello aver parlato di quella poesia, della sessualità che ci sta dietro e della sua storia.
Ho elogiato il tuo modo di amare le donne, ti ho elogiato come Uomo che ama le donne in mezzo, purtroppo, ancora, a tanti uomini che le odiano ma forse odiano più se stessi.
Tu sei un Uomo che ci ama e conosci i nostri palpitanti segreti e li svisceri in maniera delicata, sensuale, aperta, senza mai provocare offesa ma anzi, le più alte lodi.
Con rispetto, amore e sincera gratitudine ti mando una buona notte.."

venerdì 29 giugno 2018

PRESENTAZIONE DEL LIBRO a cura del Maestro d'Arte Franco Gobbetti ed edito da Pellicano Sardegna "Gocce di Ventre" di Marusca Leali
INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA a cura della Prof.essa Marta Mai "Ombre" di Zefferino
FOTOGRAFIE di Michael Schwarz
ARTICOLO del 14 giugno 2018 da "Il Gazzetino Nuovo" di Giorgio Mora
Grazie a tutti della numerosissima presenza, persone tantissime, siete arrivati sempre più, ci vorrebbe una foto di mezza serata, un po' come 'Sogno di una notte di mez...za estate" in cui fra risa e giochi, la realtà prende vita e gli uomini e le donne si uniscono in festa..
É stata davvero un'emozionante giornata.







martedì 3 aprile 2018

Mi manca, come può mancare un parte di me,
la parte che mi fa respirare e
l'ingiustizia che sento mi accresce il dolore..
C'è una quiete apparente,
attimi
nel silenzio di sorrisi lucidi,
iniettati di tramonto
splendente, enorme,...
nel rosso intenso del Sole
che lascia il posto
ai raggi illuminanti il Cielo.
Passeggera felicità
in tiepida serata famigliare,
con giochi di bimbi e doveri
in cui lo spazio al silenzio é lontano.
Soave nottambula ombra errante
la luce m'avvolge nel saluto,
e per mano ti tengo mentre
il quotidiano m'avvolge nel libero umore
della vita che scorre..


Leali Marusca
#lealimarusca

domenica 2 luglio 2017

L'uomo era solo, in solitaria vergogna e se ne stava appartato nel suo mondo di droga a cavalcar serpent, anaconde invisibili, lussuregganti, vibranti cristalline nel muoversi così bene nell'acqua.
Era un mondo di noia, chissà quante volt pensò al suicidio, le notti frenetiche, sveglio, selvaggio..fatto.a tirar la somma dei suoi anni, della vita che preme, che bisognosa di traguardi ti spreme e andava per le strade con un sorriso ardente.
Una morte annunciata da chi in viso lo aveva guardato bene, tanto da rendersi conto della sua tristezza, della sua solitudine, cretina stronza di una, che tracolla il respiro rendendolo vlenoso da fart fuor, tanto da farti credere di essere inutie.
un dolce sapore di cioccolato e la dura canna, fredda che penetra fra le labbra, s'insinua nela bocca senza farti gridare.
Il respiro, pure lui stronzo, che prima tracollava nella gola, ora esce dalle narici, il cuore pazzo..rischiando l'infarto per latensione che monta coome un treno nuovo, fiammante, giù per la strada, sulle rotaie cocenti, sfrecciando, sfavillando scintille, così il freddo della canna della pistola si fa larg, sorseggiando la saliva, risucchiandola, goccia per goccia, ungendo il proiettile, all'interno, dei tuoi ricordi.
La mano è pronta, il tessuto celebrale gli ha dato l'ordine: "Schiaccia quel cazzo di grilletto, falo maledetto coglione che non sei altro, ti ho detto di schiacciare codardo stronzo tu e la tua inutile vita, schiaccia e muori come un cane sfracellato sulla strada, spappolato, energicamente buttato fuori da te.
Dai piccolo, on aver paura, ci sono qua io, schiccia e poi staremo meglio, te lo prometto, non vedrai più nulla, niente rancori, niente amori, saremo solo noi, mente e anima; tanto l'anima l'hai già venduta ala coca giusto? Ecco, io te la ricompro, te la metto dove strà serena, in pace, fidat, devi solo premere il grilletto, fallo per lei, non vedi che non sta bene? Non vedi com'è triste e incatenata? Sarete liberi, premi il grilletto, schiccia profondo".
Gli occhi brillarono e sul cielo volarono le rondini in cerca di un luogo sicuro dove costruire il nido che ora mai non trovano più.

Poetessa che sarà mai la vita

Vita, una parola che se fosse stata chiamata con un altro vocabolo avrebbe contenuto gli stessi intensi significati, l’identica luce spirituale che nasce in noi.
Si può ammirare in diverse forme, dal più naturale animale-umana a quella vegetale, al cammino e al respiro di esseri viventi oppure, associata alle forme fumose che circondano la Terra, anche una ciminiera è vita, il fumo di un sigaro, lo scoperchiarsi del vento, l’inquinamento di mari, non certo la migliore ma vita è.
Poi c’è la parte di ognuno, ogni singolo essere compie azioni in parte emozionanti, ciò che ci stupisce e che molti di noi non prendono troppo sul serio la parola “vita” che potrebbe svanire in un lampo, non di genio ma di distruzione, un ramo che si spezza dal via all’involuzione o all’evoluzione dipende se è solo quel ramo la parte secca o tutta la pianta.
Si corre nei campi del silenzio per cercare di capire cosa è importante e la sofferenza ci aiuta a capire che la strada, pur umida, serve a imparare a stare al mondo, a esplorarlo entrando nel mistero del respiro, nel mistero di un corpo perfetto in grado di funzionare senza una vera ragione; è il mistero cui tutti almeno una volta pensano e cui si vorrebbe dare una risposta, alla creazione di quel qualcosa di così meraviglioso che è triste il sol pensiero di perderlo, di togliersi di mezzo con un gesto acrobatico della mente che volando in pindarici sogni arriva alla conclusione della fine.
Anche questa magari è vita, vivere per capire che non si può stare così, che è troppo poco quel che si ha e che si vorrebbe di più, è un altro modo di vedere la vita, alla maniera della materia, in questo caso il respiro passa in secondo piano e la mente si offusca, si avvelena di oggetti mentre non ci accorgiamo di perdere qualcosa di noi che è più importante di tutto, come si dice, “l’oro del mondo”.
A volte la immagino come una comunicazione d’interessi e faccende da compiere, un annullamento di corpi che si plasmano fra loro per procreare a dare alla luce altra vita, una macchina feroce che indaga oltre i confini dell’evidenza, lo stato d’animo che prevale alla coscienza e copre le membra di melma protettiva, di placenta lucente che fa camminare eretti nel cosmo in cui percepiamo l’esistenza, nello spazio in cui la materia si annulla per lasciar posto al gigante peso dell’eternità, della continua generazione di figli che porteranno nel dna la nostra vita, il nostro passato e il loro futuro, come se fosse una lotta nel fango per chi vincerà il titolo di maggior sopravvissuto geneticamente sopra ogni prospettiva di durata d’anni, perché a volte l’importante è sapere che vivi dentro qualcun altro, non condivido questo pensiero ma esiste, ci sono persone che sentono la loro vita inutile se non fanno vivere anche ad altri un loro pezzo, è certo un dono immenso ma anche un po’ egoistico, mi sono chiesta più e più volte del perché fossi stata messa al mondo poiché in certe occasioni è meglio non essere presente al cosiddetto miracolo, ma l’accettazione del cuore che pulsa spalanca ogni divergenza e fa sì che i ricordi e le insoddisfazioni lascino il posto al vero pensiero dell’anima che scorre libera come i fiumi in piena, come la grandine che cala l’ombra sul terreno, come il sole che arroventa e cuoce le pelli, come l’arcobaleno che splende e riflette le speranze...

Leali Marusca..

giovedì 7 maggio 2015

AnnaMaria

Un'altra donna se né andata fra le braccia di un morfeo agitato, appesa ad una corda se ne stava quieta, immobile e dolce era il viso felice.
Una non anima che vagava per la terra, sospirando e sfiorando l'erba fresca dove camminava, non presente in questo mondo da tempo, ha soggiornato nel nostro cuore rubandoci amore e donandoci consapevolezza, forza e umanità.
La rabbia e la solitudine che albergava nei suoi occhi non esprimeva la voglia di vivere.
Una vita di sfortuna, iella nera e d'amore passionale, fatto di traumi che l'esistenza ti porta a sopportare e forse, la corda è stata troppe volte tirata, troppe volte è restata muta di fronte all'inesistenza dei suoi amori.
La porterò nel cuore come la Madre che ho sempre voluto, idealizzata eterna ed ora riposa fra l'erba e il vento dove voleva essere riposta, con l'immaginaria figura della tua cenere fra le dita, ti saluto e mi stacco dai tuoi sorrisi, dai tuoi abbracci che tanto mi furono cari e ti ringrazio di avermi donato quell'amore di cui avevo bisogno.
Leali Marusca

domenica 12 ottobre 2014

Poesia finalista al Premio Lugana di Sirmione

Questa poesia è frutto di un vero parto,
il parto di mia figlia Maya, dopo ciò mi sono sentita più vicina
alla creazione divina naturalistica, intimistica che tutti ci ha creato:

Il primo sguardo.

Spinta
nella notte fredda di neve
al lume tenue d'acqua torbida,
a prender fiato
e sgranare gli occhi
fino all'uscita ultima
di creatura selvaggia,
non addomesticata,
lasciata libera di governarsi
nella curiosa curiosità,
di abbandonarsi tra le braccia strette di Madre.

Un primo sguardo al mondo,
                                   fugace,
un saluto fra i denti palpitanti adrenalina
e voci narranti benvenuto
a moltiplicar il bene,
in quell'assolo di tempo che infinito
ha portato pace..





Listener.jpg

lunedì 26 maggio 2014

Oggi, 26-05-2014

Lo strazio che incorpora la mente, quando suggestive parole, gettate ad aggredire per far tacere  all'unisono senza poter parlare, mi colpiscono profondamente, è, mi domando, è la paura che muove questo moto aggressivo o solamente la non voglia di parlare di qualcosa di serio?
Ma, direi che rimango solo stupefatta, solo ed esclusivamente priva di potermi difendere, di poter dire ciò che penso.
Assurdo è vedere come ci si arrampica ai vetri per potersi esprimere ed invece di riuscirci ci si trova in un cordone assurdo di estremo nodo nervoso, che rode lo stomaco.
Tutto accade perchè alle elezioni le cose non sono andate come dovevano, ne per me, ne per altri e gli altri sono ancora più incazzati delusi e arroganti, tanto che come apri bocca vieni fucilato a distanza.
Un nord fumoso, leghista e bigotto, da dove uscir fuori dal comune è un dramma.
Mi sento male per ciò che è successo, una madre aggredisce il mio solo punto interrogativo, la mia onesta battuta nell'ammettere che oggi ho perso, sia alle europee sia alle amministrative..
Quando mai.. quando mai...assurdo è come ci accapiglia per voler aver ragione..
Una sorta infinita di pensieri mi passano dalla mente, anche quello assurdo che ora verrò guardata diversamente da prima..forse lo ero già, forse non mi ci devo neanche mettere a convivere con persone di partiti diversi dal mio, perchè, comunque, incompatibili con il mio modo d'essere, malinconico,pronto al cambiamento, pronta a rivoluzionare le regole normali di un gioco che continua imperterrito a giocare alle sue regole.
Scrivo per sfogarmi ma non esce nulla all'infuori di un enorme colata di incazzatura per il fatto che sono stata presa così alla sprovvista che non sono riuscita a difendermi., e ora continuo a pensare a ciò che avrei potuto dire per sbattere la verità in faccia.
Solo poche frasi sono uscite dalle mie labbra e poi, lasciar perdere perchè i bimbi devono far merenda e ti chiamano e ti volgiono..sono rimasta squilibrata su un asse sospesa nel vuoto.

mercoledì 29 gennaio 2014

Armonia dove sei?

Sere come queste, 
indugiando gocce di pioggia cadente, 
fanno capire quanto si è stanchi.
Una caduta verso il basso di energie, 
Dove sono finite?
Chi le ha prese?

Armonia, dove sei?
Stai nella casa,
acquattata fra i boschi
in luoghi lontani,
                         nel Mare 
di pesci corallo-cristallo
che orbitano nelle onde
                         pacifiche-sere.
Affoghi mirabili nefandezze
per concepire al chiaro
                            Lunatico
disarmoniche confessioni
in folate di pace e,
mentre il silenzio affoga la mente,
il corpo svela la luce della pelle
ricolma di squame.

giovedì 23 gennaio 2014

Sereno Andante

Le stagioni dell'Amore
                          accartocciate,
come foglie giallo-verdi
in riva al Lago.
Calpesto
questi paradisi perduti
d'oltre ombra e,
Vivo il frastuono sotto ai tacchi-piombo
che ondeggiano libero moto perpetuo,
in complessa complicità
fra zampe gemelle
che non esistono
se non all'unisono e,
sazia è l'aria di fragole e menta,
come l'acqua verde stagno del Benaco
a invadere l'animo Corvo
con leggeri tuffi carpiati,
di sereno andante
                               ma non troppo

lunedì 20 gennaio 2014

Sentirsi nulla...

E' passato un anno, e gli avvenimenti sono navigati e poi svaniti con Zeffiro,  ora tutto sta rallentando e finalmente riesco a intravedere ciò che voglio riprendere, anche se prima ce l'ho sempre avuto in mente, poco serviva ricordarmelo, tanto non avrei potuto.
Ci si rende conto, a volte appena in tempo, di fermarsi e concedersi vita, vita allo stato puro, mi manca la mia solitudine disordinata, il mio restare ferma a pensare, senza dover condividere per forza i miei pensieri, senza dir nulla a nessuno, solo io e niente altro, ci si dimentica facilmente di quell'involucro di carta, di membrana sottile che ci separa dagli altri e a volte ci si fa sfondare l'anima per puro altruismo, poi, con calma, o con isteria blasfema, ciò che succede più spesso a me che non riesco ad essere il loto in persona, ci si riduce a recuperare i pezzi e con del vinavil ricomporsi.
Non mi sento persa, oddio, magari ho qualche problema fisico, una lieve pancia molle ma sono più seghe mentali quelle che mi faccio per il fisico che vere situazioni catastrofiche, mi sento vuota, senza me, senza il mio sito dove scrivevo e leggevo, senza il tempo per poter andare in studio a dipingere, vago senza meta in me stessa, cercando di incollarmi addosso quello che ero, penso al grumo di sangue che ho creato e a quanto lo ami, penso spesso anche all'altro grumo di sangue, creato e morto in utero, penso a quanto amo anche lui e a quanto mi dispiace che non sia esistito al di fuori di me, una lacuna insondabile, un enorme desiderio di sparire mi prende quando ci penso, ciò che più mi fa rabbia è il senso stronzo di chi si dimentica o di chi da per scontato che avendo un altro figlio il ricordo sepolto debba restare tale, che stupida bassezza e ignoranza, il pensiero resta sempre vivo e sveglio.
Mi piace starmene qua a scrivere è tanto che non lo faccio, lascio stralci di me sul taccuino, finalmente l'ho cambiato, non ero riuscita più a cambiarlo dalla morte del mio primo figlio e non sarei mai riuscita a finirlo se non come ho fatto, strappando quelle ultime cinque pagine che mi separavano dalla fine, chissà se è stato un gesto giusto, perchè quando lo vedevo, mi passava la voglia di scrivere sapendo che come prima poesia c'era quella scritta in ospedale, Chi Aspetterà, con cui ho vinto un premio poetico ed ora, quando vedo il quaderno nuovo, penso che non ho avuto il coraggio di finire il mio dolore, penso siano altre seghe mentali di una a cui le manca solo il tempo per concedersi qualche minuto di riflessione sarcastica e sofisticata, una donna a cui manca essere frivola nel concedersi momenti di magia, mi manca urlare alla Luna e so che posso farlo ancora, so che questo tempo è breve, è il tempo necessario ad un nuovo essere di potersi, in minima parte, arrangiare e devo solo portare pazienza e trovare per me minuti giornalieri che mi permettano di non sentire troppo la mia mancanza  e così, di non accusare nessuno del mio sentirmi nulla.

martedì 17 dicembre 2013

Lettera aperta a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,
è un piacere scriverti, è da tanto tempo che non ci si sente.
Quest'anno, più mi sforzo di pensare ai regali che vorrei e meno idee mi vengono, non ho nulla da chiedere, se non la salvezza della natura, ma interessa a ben pochi, quindi salterei la parte naturalista che fermenta in me e vorrebbe sempre uscire ed invece sta rinchiusa nel suo antro di incomprensione e passiamo ai fatti veri di cui parlare.
Come ti dicevo, per questo Natale non voglio nulla, sono soddisfatta così come stò, ho una famiglia, una bambina viva che salta ride e mi ama, ho un compagno altrettanto vivo, che salta ride e mi ama...e
 mi completano, non lasciano il vuoto dentro di me, anzi, creano sempre spazio nuovo e ripieno da assaporare.
Davvero, mi sentirei un'egoista a chiedere qualcosa a qualcuno, forse un qualcosina lo vorrei, o almeno spererei che la gente si liberasse dai pregiudizi, uscisse più di casa e imparasse ad ascoltare in silenzio, invece di trovare una risposta all'istante e molto banalmente fuori luogo e occidentalizzata, sempre a voler esorcizzare e buttare in una tomba il dolore e il passato, senza esitare a domandarsi se forse, dentro, provano ancora qualcosa per quel che è stato.
Comunque a parte questo, quindi diciamocelo, il problema è che io le cose le vorrei, ma non sono quelle giuste, cioè i beni materiali, ehhh, cacchio, Santa Claus, sono fatta così, un'inguaribile romantica, dagli occhi verdi che spera e crede in un mondo migliore, di consapevolezza e amore, o almeno di onestà con se stessi.
Mi fa' piacere che stasera, la Vigilia, ci sarà una tavola imbandita e sbraneremo cibi a non finire, ma ciò che più mi piace e che ci saranno le persone a me care, altre non ci saranno, per loro spirito d'iniziativa un po' bastard inside, ma che ci posso fare, i miei più intimi desideri non si avverano e quindi queste sotto specie di umanoidi, resteranno al di la del recinto di noi animali che ci vogliamo bene, chissà se sarà una serata dolce, noiosa o se la Maya piangerà tutta sera, help!!!, questo non lo sò, questo è futuro e il futuro non è rimpianto, rancore o odio, è solo puro e semplice futuro e forse tu sai come andrà, allora magari, mettici lo zampino e passa a trovarci se ti va.
Un caro saluto a te e un abbraccio a tutti i miei parenti, seduti in fianco ai miei gomiti, che già, stanno stretti....
Marusca Leali.

mercoledì 14 novembre 2012

Stagioni


Solenne è il ciclo delle 
                             Stagioni,
delicato di mutamenti-confini
nel soliloquio ribelle d'un volto innocente,
che proietta l'anima sua
sul sole appena giunto e,
di rugiada è il colore 
                            Primavera.
Calo le membra in profumo distante,
con lo sguardo perso,
al di là del mondo reale,
sovrapponendo ciò che di giusto
si confonde allo sbaglio;
chiari, afosi bagliori
                            d'Estate,
esaltano occhi e corpo tutto,
vibrante nella danza del caldo e,
mentre accingo al cammino le orme pesanti,
un vento sospira da ovest
investendo le foglie di color arterie, di giallo,
viola, rosa e marroni,
in frenetico andirivieni di gocce uniformi,
che lacrimano lievi,
sognando-furbe, l'arrivo timido 
                           dell'Autunno
adorato e nostalgico di quiete
al sapor mandarino e stufa a legna ardente.
Un turbine squarcia in giardino la pace,
tutto è ovattato, in ascolto i richiami del vento,
i rami protesi-spogli, impazienti animali-umani
sulla soglia delle loro tane in attesa furtiva
sentono l'arrivo, la brama e maestosa discesa 
                          dell'Inverno,
con il freddo biancore ghiaccio,
paralizza ogni cosa e la rende
torbido velluto chiaro.
Caro amico ritrovato,
tanti mesi passati ad aspettare uno sguardo,
immenso come il tuo mentre impaziente
fremeva all'interno ansia di non rivederti.
Re delle stagioni, pre annunciatore di rinascita
cogli l'estremo fiore di perle scarlatte
che s'addice al tuo nome.

VOGLIA DI SILENZIO.. Sentimento che esplode la voglia di silenzio, malinconico acume d'ispirazione che se ne va annebbiato tra il p...