lunedì 26 maggio 2014

Oggi, 26-05-2014

Lo strazio che incorpora la mente, quando suggestive parole, gettate ad aggredire per far tacere  all'unisono senza poter parlare, mi colpiscono profondamente, è, mi domando, è la paura che muove questo moto aggressivo o solamente la non voglia di parlare di qualcosa di serio?
Ma, direi che rimango solo stupefatta, solo ed esclusivamente priva di potermi difendere, di poter dire ciò che penso.
Assurdo è vedere come ci si arrampica ai vetri per potersi esprimere ed invece di riuscirci ci si trova in un cordone assurdo di estremo nodo nervoso, che rode lo stomaco.
Tutto accade perchè alle elezioni le cose non sono andate come dovevano, ne per me, ne per altri e gli altri sono ancora più incazzati delusi e arroganti, tanto che come apri bocca vieni fucilato a distanza.
Un nord fumoso, leghista e bigotto, da dove uscir fuori dal comune è un dramma.
Mi sento male per ciò che è successo, una madre aggredisce il mio solo punto interrogativo, la mia onesta battuta nell'ammettere che oggi ho perso, sia alle europee sia alle amministrative..
Quando mai.. quando mai...assurdo è come ci accapiglia per voler aver ragione..
Una sorta infinita di pensieri mi passano dalla mente, anche quello assurdo che ora verrò guardata diversamente da prima..forse lo ero già, forse non mi ci devo neanche mettere a convivere con persone di partiti diversi dal mio, perchè, comunque, incompatibili con il mio modo d'essere, malinconico,pronto al cambiamento, pronta a rivoluzionare le regole normali di un gioco che continua imperterrito a giocare alle sue regole.
Scrivo per sfogarmi ma non esce nulla all'infuori di un enorme colata di incazzatura per il fatto che sono stata presa così alla sprovvista che non sono riuscita a difendermi., e ora continuo a pensare a ciò che avrei potuto dire per sbattere la verità in faccia.
Solo poche frasi sono uscite dalle mie labbra e poi, lasciar perdere perchè i bimbi devono far merenda e ti chiamano e ti volgiono..sono rimasta squilibrata su un asse sospesa nel vuoto.

mercoledì 29 gennaio 2014

Armonia dove sei?

Sere come queste, 
indugiando gocce di pioggia cadente, 
fanno capire quanto si è stanchi.
Una caduta verso il basso di energie, 
Dove sono finite?
Chi le ha prese?

Armonia, dove sei?
Stai nella casa,
acquattata fra i boschi
in luoghi lontani,
                         nel Mare 
di pesci corallo-cristallo
che orbitano nelle onde
                         pacifiche-sere.
Affoghi mirabili nefandezze
per concepire al chiaro
                            Lunatico
disarmoniche confessioni
in folate di pace e,
mentre il silenzio affoga la mente,
il corpo svela la luce della pelle
ricolma di squame.

giovedì 23 gennaio 2014

Sereno Andante

Le stagioni dell'Amore
                          accartocciate,
come foglie giallo-verdi
in riva al Lago.
Calpesto
questi paradisi perduti
d'oltre ombra e,
Vivo il frastuono sotto ai tacchi-piombo
che ondeggiano libero moto perpetuo,
in complessa complicità
fra zampe gemelle
che non esistono
se non all'unisono e,
sazia è l'aria di fragole e menta,
come l'acqua verde stagno del Benaco
a invadere l'animo Corvo
con leggeri tuffi carpiati,
di sereno andante
                               ma non troppo

lunedì 20 gennaio 2014

Sentirsi nulla...

E' passato un anno, e gli avvenimenti sono navigati e poi svaniti con Zeffiro,  ora tutto sta rallentando e finalmente riesco a intravedere ciò che voglio riprendere, anche se prima ce l'ho sempre avuto in mente, poco serviva ricordarmelo, tanto non avrei potuto.
Ci si rende conto, a volte appena in tempo, di fermarsi e concedersi vita, vita allo stato puro, mi manca la mia solitudine disordinata, il mio restare ferma a pensare, senza dover condividere per forza i miei pensieri, senza dir nulla a nessuno, solo io e niente altro, ci si dimentica facilmente di quell'involucro di carta, di membrana sottile che ci separa dagli altri e a volte ci si fa sfondare l'anima per puro altruismo, poi, con calma, o con isteria blasfema, ciò che succede più spesso a me che non riesco ad essere il loto in persona, ci si riduce a recuperare i pezzi e con del vinavil ricomporsi.
Non mi sento persa, oddio, magari ho qualche problema fisico, una lieve pancia molle ma sono più seghe mentali quelle che mi faccio per il fisico che vere situazioni catastrofiche, mi sento vuota, senza me, senza il mio sito dove scrivevo e leggevo, senza il tempo per poter andare in studio a dipingere, vago senza meta in me stessa, cercando di incollarmi addosso quello che ero, penso al grumo di sangue che ho creato e a quanto lo ami, penso spesso anche all'altro grumo di sangue, creato e morto in utero, penso a quanto amo anche lui e a quanto mi dispiace che non sia esistito al di fuori di me, una lacuna insondabile, un enorme desiderio di sparire mi prende quando ci penso, ciò che più mi fa rabbia è il senso stronzo di chi si dimentica o di chi da per scontato che avendo un altro figlio il ricordo sepolto debba restare tale, che stupida bassezza e ignoranza, il pensiero resta sempre vivo e sveglio.
Mi piace starmene qua a scrivere è tanto che non lo faccio, lascio stralci di me sul taccuino, finalmente l'ho cambiato, non ero riuscita più a cambiarlo dalla morte del mio primo figlio e non sarei mai riuscita a finirlo se non come ho fatto, strappando quelle ultime cinque pagine che mi separavano dalla fine, chissà se è stato un gesto giusto, perchè quando lo vedevo, mi passava la voglia di scrivere sapendo che come prima poesia c'era quella scritta in ospedale, Chi Aspetterà, con cui ho vinto un premio poetico ed ora, quando vedo il quaderno nuovo, penso che non ho avuto il coraggio di finire il mio dolore, penso siano altre seghe mentali di una a cui le manca solo il tempo per concedersi qualche minuto di riflessione sarcastica e sofisticata, una donna a cui manca essere frivola nel concedersi momenti di magia, mi manca urlare alla Luna e so che posso farlo ancora, so che questo tempo è breve, è il tempo necessario ad un nuovo essere di potersi, in minima parte, arrangiare e devo solo portare pazienza e trovare per me minuti giornalieri che mi permettano di non sentire troppo la mia mancanza  e così, di non accusare nessuno del mio sentirmi nulla.

martedì 17 dicembre 2013

Lettera aperta a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,
è un piacere scriverti, è da tanto tempo che non ci si sente.
Quest'anno, più mi sforzo di pensare ai regali che vorrei e meno idee mi vengono, non ho nulla da chiedere, se non la salvezza della natura, ma interessa a ben pochi, quindi salterei la parte naturalista che fermenta in me e vorrebbe sempre uscire ed invece sta rinchiusa nel suo antro di incomprensione e passiamo ai fatti veri di cui parlare.
Come ti dicevo, per questo Natale non voglio nulla, sono soddisfatta così come stò, ho una famiglia, una bambina viva che salta ride e mi ama, ho un compagno altrettanto vivo, che salta ride e mi ama...e
 mi completano, non lasciano il vuoto dentro di me, anzi, creano sempre spazio nuovo e ripieno da assaporare.
Davvero, mi sentirei un'egoista a chiedere qualcosa a qualcuno, forse un qualcosina lo vorrei, o almeno spererei che la gente si liberasse dai pregiudizi, uscisse più di casa e imparasse ad ascoltare in silenzio, invece di trovare una risposta all'istante e molto banalmente fuori luogo e occidentalizzata, sempre a voler esorcizzare e buttare in una tomba il dolore e il passato, senza esitare a domandarsi se forse, dentro, provano ancora qualcosa per quel che è stato.
Comunque a parte questo, quindi diciamocelo, il problema è che io le cose le vorrei, ma non sono quelle giuste, cioè i beni materiali, ehhh, cacchio, Santa Claus, sono fatta così, un'inguaribile romantica, dagli occhi verdi che spera e crede in un mondo migliore, di consapevolezza e amore, o almeno di onestà con se stessi.
Mi fa' piacere che stasera, la Vigilia, ci sarà una tavola imbandita e sbraneremo cibi a non finire, ma ciò che più mi piace e che ci saranno le persone a me care, altre non ci saranno, per loro spirito d'iniziativa un po' bastard inside, ma che ci posso fare, i miei più intimi desideri non si avverano e quindi queste sotto specie di umanoidi, resteranno al di la del recinto di noi animali che ci vogliamo bene, chissà se sarà una serata dolce, noiosa o se la Maya piangerà tutta sera, help!!!, questo non lo sò, questo è futuro e il futuro non è rimpianto, rancore o odio, è solo puro e semplice futuro e forse tu sai come andrà, allora magari, mettici lo zampino e passa a trovarci se ti va.
Un caro saluto a te e un abbraccio a tutti i miei parenti, seduti in fianco ai miei gomiti, che già, stanno stretti....
Marusca Leali.

mercoledì 14 novembre 2012

Stagioni


Solenne è il ciclo delle 
                             Stagioni,
delicato di mutamenti-confini
nel soliloquio ribelle d'un volto innocente,
che proietta l'anima sua
sul sole appena giunto e,
di rugiada è il colore 
                            Primavera.
Calo le membra in profumo distante,
con lo sguardo perso,
al di là del mondo reale,
sovrapponendo ciò che di giusto
si confonde allo sbaglio;
chiari, afosi bagliori
                            d'Estate,
esaltano occhi e corpo tutto,
vibrante nella danza del caldo e,
mentre accingo al cammino le orme pesanti,
un vento sospira da ovest
investendo le foglie di color arterie, di giallo,
viola, rosa e marroni,
in frenetico andirivieni di gocce uniformi,
che lacrimano lievi,
sognando-furbe, l'arrivo timido 
                           dell'Autunno
adorato e nostalgico di quiete
al sapor mandarino e stufa a legna ardente.
Un turbine squarcia in giardino la pace,
tutto è ovattato, in ascolto i richiami del vento,
i rami protesi-spogli, impazienti animali-umani
sulla soglia delle loro tane in attesa furtiva
sentono l'arrivo, la brama e maestosa discesa 
                          dell'Inverno,
con il freddo biancore ghiaccio,
paralizza ogni cosa e la rende
torbido velluto chiaro.
Caro amico ritrovato,
tanti mesi passati ad aspettare uno sguardo,
immenso come il tuo mentre impaziente
fremeva all'interno ansia di non rivederti.
Re delle stagioni, pre annunciatore di rinascita
cogli l'estremo fiore di perle scarlatte
che s'addice al tuo nome.

martedì 2 ottobre 2012

2

Sta di fatto che quel giorno presi il mio cavallo e me ne andai al galoppo, avevo diciannove anni ed ero sola, lascia quella casa di ricordi passati e sudici, di un tempo indegno d'essere vissuto da essere umano, tra scorze amare e aspre di un fratello fascista che usava il suo essere, così debole, per appiattire la mia coscienza con urla e pestaggi, a volte invani, ma a lungo andare, nel corso di quattro lunghi anni, decisivi.
Mi lasciai trasportare dal vento e la sua forza mi riempiva il viso di sferzante energia, mi sentivo una valchiria pronta a possedere il mondo, a portarmelo in grembo fino alla fine dei giorni, l'aria mi scompigliava i capelli mori, luccicanti al sole che ogni tanto compariva dalle nuvole sparse che s'aggiravano fra le campagne del nord.
Ero fiera, come il mio animale, marrone, bello, alto e vigoroso, con una criniera che s'univa alla mia in una danza speciale fatta di sobbalzi e tarantelle, fatta di unione al sapor di selvatico, corsi tranquilla, come se non fossi in fuga, ma solo libera, perchè questa era la realtà, ero libera di quella libertà che ti prendi tu, la prima scelta vitale, quella che ti permette di decidere chi sarai dopo, quel libero arbitrio che in effetti esiste e di cui tanto si parla, ma a stento si capisce, perchè la risposta che è un dono di Dio per molti basta a non pensare, ad accontentarsi che sia così, un po' come avere la testa nel sacco, quella testa la tolsi e guardai con occhi fieri il mondo che mi aspettava lontano, al di fuori da tutto anche da me.
Vagando guardavo il paesaggio e sapevo dove mi trovavo, cosa stavo attraversando, quei luoghi erano a me conosciuti ma ora, erano solo miei, nuovi e puri, rallentai il passo del cavallo e iniziai a trottare tranquilla guardando le zone circostanti dall'alto e tutto mi sembrava così puro e felice.
 Le nuvole al mio passaggio si  muovevano con fervore e nulla in loro mi diceva che avevo sbagliato; le zolle di terra appena arate erano profumate ed emanavo odor di humus, eravamo alla fine dell'estate, ora mai in ottobre inoltrato e tutto era silenzio, i monti guardavano circospetti il passo lento del mio andare e gli animali scappavano al passare di una così alta composizione animale, poveretti, non era mia intenzione spaventarli ma è la natura che li spinge a proteggersi e non si può cercar di convincere una cosa dettata da una sì profonda legge dell'interno che è l'istinto..
Cavalcai finchè il tramonto ebbe la meglio sul giorno e mi ritrovai in strada, decisi di andare a chiedere asilo ad una cara donna, che già aveva quattro figli, per un po' rimuginai se fosse una scelta giusta, quella di andare a disturbare i loro sonni ma alla fine, guardandomi indietro la risposta venne da sola, come un sussulto dal cuore, dietro di me c'era solo violenza, davanti a me, forse, c'era chi poteva amarmi.
Bussai alla porta e la donna bionda mi aprì, scorgendo in me, un'anima vaga e fiera ma triste e sola..

VOGLIA DI SILENZIO.. Sentimento che esplode la voglia di silenzio, malinconico acume d'ispirazione che se ne va annebbiato tra il p...